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Salvatore Gentile - gli auguri per il Natale e per l′Anno Nuovo
Natale di Gesù 2009
Il Natale di Gesù:
sogno di Dio sull’umanità,
per un mondo solidale e fraterno.
Il Natale di Gesù:
sogno di Dio sulla chiesa,
per una chiesa comunità,
aperta allo Spirito,
povera e serva del Regno.
Carissime amiche, carissimi amici,
eccoci ancora una volta a rivivere nella fede la nascita di Gesù nella capanna di Betlemme.
Eccomi ancora una volta a farvi giungere dalla comunità “Partenia” gli auguri di un ‘sereno natale’ e di un ‘felice anno nuovo’.
E sento forte il desiderio di essere assieme a voi con quei pastori che hanno avuto la fortuna quella notte santa di vivere il sogno di un Dio che si fa uomo nelle carni di un bambino fragile, povero, emarginato, ‘migrante’ come si è bene espresso Benedetto XVI .
E’ una notte particolare quella con i pastori non più a vegliare al gregge, ma a vegliare ad ‘un bambino’ in una mangiatoia che irradia “una grande gioia che sarà di tutto il popolo”.
Quella notte i pastori, e noi con loro, si sentono avvolti di luce e sentono dilagare nel cuore una gioia immensa perché è nato per loro nella città di Davide ‘il salvatore’.
I pastori, considerati esclusi, scomunicati, fuori dalle regole, con la nascita di Gesù sono finalmente privilegiati da Dio e sentono per la prima volta nel loro intimo lo sguardo di tenerezza di Dio…
Natale infatti è sentire dentro di noi lo sguardo di tenerezza di Dio: uno sguardo che ci fa sentire amati.
E tutto questo avviene non nei sacri palazzi del potere religioso, ma nella realtà semplice della nascita di un bambino in una capanna: un Dio fragile, debole, ‘migrante’.
Questo sembra dirmi il Natale: Dio che sceglie di vivere nella povertà, nella fragilità e nella debolezza di ogni donna e di ogni uomo.
E come un bambino mi addormento assieme ai pastori davanti alla capanna di Betlemme e sogno…..
Nel sogno vedo venire Papa Benedetto XVI con tutta una schiera di cardinali, vescovi, sacerdoti con i loro vestiti che grondano ricchezza e onori. Si fermano davanti alla capanna, si inginocchiano, guardano il Bambino, Maria, Giuseppe e i pastori e poi insieme cantano il “Te Deum” di ringraziamento... E vanno via.
Sempre nel sogno mi ritrovo poi a Roma in Piazza S. Pietro. E’ mezzogiorno e il Papa, dopo aver celebrato
Nel silenzio fatto di ascolto e di venerazione il Papa comincia a parlare: “Sorelle carissime e fratelli carissimi, desidero augurarvi con profonda amicizia un ‘santo natale’ e annunciarvi, non senza tremore per la grande responsabilità che mi assumo davanti alla storia e affidandomi unicamente alla grazia di Gesù che nasce a Betlemme, la grande rivoluzione evangelica della chiesa di Roma.
Ho riflettuto molto con i miei collaboratori, ho pregato moltissimo con loro e sono giunto alla conclusione che è arrivato per la chiesa di Roma il tempo delle grandi scelte evangeliche.
Vi annuncio che mi impegno, assieme ai miei collaboratori cardinali, vescovi e preti, a vivere in povertà, a rinunciare a tutti simboli e a tutti i privilegi del potere ecclesiastico e a rinunciare alle ricchezze, anche negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti).
Mi impegno inoltre ad abbandonare nomi e titoli che significano grandezza e potere (Santità, Sommo Pontefice, Santo Padre, Capo dello Stato Vaticano, ecc). Preferisco essere chiamato semplicemente con il nome evangelico di Padre.
Mi impegno ad evitare nel mio comportamento e nelle mie relazioni sociali tutto ciò che può sembrare un conferimento di privilegi o anche di una qualsiasi preferenza verso i ricchi e i potenti.
Mi impegno a mettere i poveri al centro del mio ministero pastorale e ad affidare la gestione finanziaria e materiale della chiesa ad una commissione di laici competenti al fine di essere sempre meno amministratore e sempre più pastore al servizio dei poveri.
Mi impegno a non possedere più a nome della chiesa beni immobili e conti in banca. Oggi si chiude definitivamente lo IOR - la banca vaticana - che tanto ha scandalizzato e tanto ha fatto soffrire e continua a far soffrire la chiesa.
Mi impegno a cedere il Vaticano e tutti i suoi beni all’UNESCO, come auspicava il vescovo di Recife in Brasile, Mons. Helder Camara di venerata memoria, in una sua lettera scritta al mio predecessore Papa Giovanni XXIII prima del Concilio Vaticano II, e decido di andare ad abitare in una borgata romana: una delle tante Betlemme del nostro tempo.
Ci sono state già nel passato delle testimonianze in questa direzione come la decisione del Card. Giacomo Lercaro, di venerata memoria, di trasformare la sede episcopale di Bologna in una casa di accoglienza per i bambini.
Ricordo ancora con forte emozione che durante la visita del mio predecessore Giovanni Paolo II tra i corpi martoriati della Casa dei Moribondi di Madre Teresa, a Calcutta, mi sussurrò sconvolto e piangendo: «Se potessi, farei il papa da qui».
Oggi è arrivato il momento di questa storica decisione.
Ho già reso partecipe l’episcopato mondiale di questo mio impegno e ho pregato loro di fare altrettanto nelle loro diocesi per iniziare a vivere la nostra testimonianza a Gesù nella povertà, nella semplicità e per metterci finalmente e realmente dalla parte del popolo di Dio.
Nel nome di Gesù vi chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere e con la vostra amicizia in questo mio inedito cammino verso tutte le Betlemme del mondo”.
Mi sveglio di soprassalto e ripensando al sogno vedo la capanna di Betlemme come il luogo teologico ed ecclesiale da cui partire per andare incontro ai poveri e a tutti coloro che soffrono.
E rivolgendomi a Gesù bambino nella mangiatoia gli chiedo: Gesù, quando avverrà tutto questo? Quando la mia chiesa comincerà a vivere nella sua carne l’annuncio evangelico ai poveri?
Con questi sentimenti e con grande amicizia rinnovo a ciascuna/o di voi l’augurio di un sereno natale e di un felice anno nuovo.
Il vostro amico
Salvatore
Da Partenia di Formia 22 dicembre 2009
Giovedì, 09 Settembre 2010